Esistono piante capaci di vivere fino a duemila anni producendo, per tutta la loro esistenza, un'unica coppia di foglie: Welwitschia mirabilis è una di queste. Questa specie sorprendente appartiene ai gnetofiti, un gruppo antico di piante vascolari, ed è l'unico genere vivente della famiglia Welwitschiaceae e dell'ordine Welwitschiales.
È endemica del deserto del Namib, tra Angola e Namibia, dove sopravvive a condizioni estreme di caldo e aridità. Il suo aspetto insolito, la sua longevità straordinaria e la sua storia evolutiva isolata la rendono una delle piante più singolari del pianeta.
Identificazione e Aspetto
Il tratto più distintivo di Welwitschia mirabilis è la presenza di una sola coppia di foglie permanenti (raramente tre), nastriformi e con venature parallele, che crescono in continuazione dalla base per tutta la vita della pianta, arrivando fino a 4 metri di lunghezza. Con il tempo queste foglie si spaccano e si sfilacciano in strisce a causa dell'usura, dando alla pianta il suo aspetto arruffato e caotico.
Il fusto, o corona, ha forma discoidale e si allarga con l'età fino a raggiungere circa un metro di diametro; gli esemplari più grandi non superano 1,5 m di altezza fuori dal suolo, ma la circonferenza delle foglie appoggiate alla sabbia può superare gli 8 m. L'esemplare più grande conosciuto misura 2,77 m di diametro e 8,7 m di circonferenza.
Dopo la germinazione compaiono due cotiledoni lunghi 25–35 mm, inizialmente rosa e poi verdi; subito dopo emergono le due foglie definitive, perpendicolari ai cotiledoni. Poco dopo la loro comparsa il meristema apicale muore e l'attività di crescita si sposta alla periferia della corona, spiegando la particolare morfologia della pianta.
Welwitschia mirabilis è dioica, con piante maschili e femminili separate che producono coni, spesso a centinaia, di colore variabile dal verde al salmone al bruno. La determinazione dell'età è difficile e si basa soprattutto sulla datazione al radiocarbonio; alcuni esemplari potrebbero avere quasi duemila anni.
Distribuzione e Habitat
Welwitschia mirabilis è endemica del deserto del Namib, con un areale che si estende per oltre 1.000 km lungo la costa tra Angola e Namibia, tra il 14° e il 24° parallelo sud. È una delle regioni più aride della Terra: sulla costa le precipitazioni sono quasi nulle, mentre più all'interno, sotto l'altopiano, cadono meno di 100 mm di pioggia all'anno, concentrati nella stagione umida tra febbraio e aprile.
Le popolazioni tendono a concentrarsi in prossimità di corsi d'acqua effimeri, un segno della dipendenza della specie dalle falde sotterranee oltre che dall'umidità portata dalla nebbia costiera, fondamentale per la sua sopravvivenza in un ambiente quasi privo di piogge.

Usi e Rapporto con l’Uomo
Per i popoli indigeni della Namibia, Welwitschia mirabilis ha un forte valore culturale: il nome herero della pianta, onyanga, significa "cipolla del deserto", ed è considerata un simbolo di resistenza e longevità. La pianta compare anche nello stemma della Namibia, raffigurata mentre cresce da una duna di sabbia.
Le popolazioni indigene consumano occasionalmente il cono della pianta, mangiato crudo oppure cotto sotto la cenere calda. I semi, che si possono acquistare presso rivenditori specializzati, mostrano un comportamento di conservazione ortodosso: resistono a temperature comprese tra -20 °C e 80 °C senza subire danni rilevanti, il che ne facilita la conservazione a lungo termine.
I semi raccolti in natura sono spesso contaminati dal fungo Aspergillus niger, che ne provoca il marciume poco dopo la germinazione, riducendo la vitalità dei semi selvatici.
Conservazione e Minacce
La popolazione selvatica di Welwitschia mirabilis è considerata ragionevolmente stabile e la specie non è immediatamente minacciata, essendo distribuita in popolazioni abbondanti su un'area vasta. Il commercio internazionale della pianta è regolato dalla Convenzione CITES sul commercio internazionale delle specie minacciate.
Nonostante ciò, il suo status resta tutt'altro che sicuro: i tassi di reclutamento e crescita sono bassi e, sebbene l'areale sia ampio, esso copre un'unica area compatta, ecologicamente limitata e vulnerabile. La straordinaria longevità della pianta le permette di superare periodi sfavorevoli alla riproduzione, ma non la protegge da minacce dirette come il sovrapascolo e le malattie.
Le infezioni fungine sui coni femminili riducono fortemente la vitalità dei semi, aggravando un reclutamento già naturalmente scarso. Altre minacce includono i danni provocati dai veicoli fuoristrada, la raccolta di esemplari selvatici e il sovrapascolo da parte di zebre, rinoceronti e animali domestici. In Angola le piante godono generalmente di maggiore protezione rispetto alla Namibia, anche se paradossalmente ciò è dovuto all'alta concentrazione di mine terrestri residue della guerra civile angolana, che scoraggia l'accesso alle aree in cui crescono.
Curiosità
- Welwitschia mirabilis fu scoperta nel 1859 dal botanico austriaco Friedrich Welwitsch nel deserto del Namib, in Angola meridionale; si narra che, sopraffatto dall'emozione della scoperta, si sia inginocchiato davanti alla pianta a osservarla a lungo.
- La pianta svolge un ruolo importante nell'ecosistema desertico, fornendo nutrimento a diversi animali oltre che alle popolazioni locali della regione.
Foto
Fotografie da via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., by Michel Langeveld via iNaturalist, licensed under CC BY 4.0., by Vladislav Isaev via iNaturalist, licensed under CC BY 4.0., by timharris via iNaturalist, licensed under CC BY 4.0., by Clive Freedman via iNaturalist, licensed under CC BY 4.0., by Alain Le Magueresse via iNaturalist, licensed under CC BY 4.0. e by Kristof Zyskowski via iNaturalist, licensed under CC BY 4.0., con il credito su ciascuna foto.
Ecologia e classificazione
Classificazione
- Phylum
- Tracheophyta
- Classe
- Gnetopsida
- Ordine
- Welwitschiales
- Famiglia
- Welwitschiaceae
- Genere
- Welwitschia
- Specie
- Welwitschia mirabilis
Fonti
- GBIF Species names and classification
- iNaturalist Photos
- Wikidata Common names and conservation status
- Wikipedia Summary extract



