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Amanita phalloides

Amanita phalloides

Nessun nome comune registrato

Fungo con cappello convesso verde oliva o bronzo, gambo bianco cosparso di squame grigio-olivastre e ampia volva a sacco bianca alla base, tra foglie di quercia.Foto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

In breve

Noto per
ForestaBoscoPrateria
Classificazione
Phylum
Basidiomycota
Classe
Agaricomycetes
Ordine
Agaricales
Famiglia
Amanitaceae
Genere
Amanita
Specie
Amanita phalloides

Il colore del cappello dell'Amanita phalloides può variare dal verde oliva al bronzo, fino a forme completamente bianche: una variabilità che rende questo carattere del tutto inutile per riconoscerlo con certezza, e che ha contribuito a numerosi avvelenamenti mortali nel corso dei secoli.

Si tratta di un basidiomicete del genere Amanita, che vive in simbiosi ectomicorrizica con diverse latifoglie. I grandi corpi fruttiferi compaiono in estate e in autunno, con cappello tendenzialmente verdastro, gambo bianco e lamelle bianche: un aspetto elegante che nasconde una delle chimiche più letali del regno dei funghi.

Corpo Fruttifero e Identificazione

Il cappello, largo da 5 a 15 centimetri, è inizialmente arrotondato ed emisferico per poi appiattirsi con l'età; il colore varia dal verde pallido al giallo-verde, all'oliva, al bronzo, fino a forme bianche, spesso più chiaro verso il margine e sbiadito dopo la pioggia. La superficie è vischiosa quando bagnata e si sfalda facilmente, una caratteristica che può ingannare chi la associa erroneamente a un segno di sicurezza alimentare.

I resti del velo parziale formano un anello floscio, simile a una gonnellina, posto circa 1-1,5 centimetri sotto il cappello. Le lamelle sono bianche, fitte e libere. Il gambo, alto 8-15 centimetri e largo 1-2 centimetri, è bianco con una sparsa scagliatura grigio-olivastra e termina in una volva a sacco, rigonfia e sfrangiata, spesso nascosta dalla lettiera di foglie: è un carattere diagnostico fondamentale, per cui è necessario scavare alla base per verificarne la presenza.

L'odore, dapprima debole e simile al miele, diventa con l'invecchiamento del fungo sempre più intenso, dolciastro e sgradevole. Gli esemplari giovani emergono dal terreno come un piccolo uovo bianco avvolto dal velo universale, che poi si rompe lasciando la volva come residuo. La sporata è bianca, e le spore, di forma globosa-ellissoidale e lunghe 8-10 micrometri, si colorano di blu a contatto con lo iodio.

Distribuzione e Habitat

La specie è originaria dell'Europa, dove è ampiamente diffusa: dalle coste meridionali della Scandinavia a nord, all'Irlanda a ovest, fino alla Polonia e alla Russia occidentale a est, e a sud attraverso i Balcani, la Grecia, l'Italia, la Spagna e il Portogallo nel bacino del Mediterraneo, oltre al Marocco e all'Algeria in Nord Africa; è segnalata anche nelle foreste dell'Iran settentrionale.

A partire dalla fine del XIX secolo il fungo è stato introdotto in Nord America, probabilmente insieme alle radici di castagni importati, con popolazioni sia sulla costa orientale che occidentale degli Stati Uniti; uno studio genetico del 2009 ha confermato la natura non nativa delle popolazioni della costa occidentale. È stata inoltre introdotta nell'emisfero australe con la coltivazione di querce e conifere, con segnalazioni a Melbourne, Canberra, Adelaide, Sydney e Albury, oltre che in Argentina, Cile, Uruguay, Tanzania, Sudafrica e India.

L'habitat tipico è il bosco deciduo, in particolare sotto faggi e querce, con una leggera preferenza per i suoli acidi; in zone montane cresce anche in foreste di conifere e nei pascoli ai margini dei boschi. In California alcuni esemplari assumono tonalità giallo-senape che possono ricordare specie commestibili localmente raccolte, aumentando il rischio di confusione per i cercatori di funghi.

I conteggi mensili di osservazione (dati di presenza, non di abbondanza) mostrano un netto picco tra agosto e ottobre, con il massimo in ottobre: un andamento coerente con la fruttificazione autunnale tipica della specie, anche se questi dati non permettono di stimare la reale consistenza delle popolazioni.

Mappa delle segnalazioni registrate di Amanita phalloides
Dove è stata segnalata · GBIF
10.933
genfebmaraprmaggiulugagosetottnovdic
Conteggi mensili delle occorrenze · GBIF

Ecologia e Relazioni

L'Amanita phalloides vive in simbiosi ectomicorrizica con numerose specie arboree: in Europa si associa più spesso a querce, ma anche a faggi, castagni, ippocastani, betulle, noccioli, carpini, pini e abeti. In California si lega principalmente alla quercia costiera (Quercus agrifolia), e nelle aree in cui è stata introdotta tende a restare legata alle stesse specie arboree esotiche con cui si associa nel suo areale nativo.

Esistono tuttavia segnalazioni di associazione con la tsuga e con generi della famiglia delle Myrtaceae, come Eucalyptus in Tanzania e Algeria e Leptospermum e Kunzea in Nuova Zelanda, un dato che suggerisce un potenziale invasivo della specie al di fuori del suo areale originario. È stata inoltre documentata la fruttificazione in piantagioni di Corylus avellana a Cipro, dove potrebbe essere stata introdotta dall'uomo.

Sul piano delle interazioni con la fauna, il fungo è stato segnalato una sola volta come fonte di cibo per il coleottero Rotitma sanguinipennis, un'osservazione probabilmente dovuta a una confusione con la specie simile Tritoma mimetica; è stato trovato anche insieme ad adulti di T. b. biguttata, senza però costituirne una fonte alimentare abituale.

Usi e Storia Culturale

Le intossicazioni documentate a partire dal XVIII secolo in Europa e altrove hanno reso questo fungo un simbolo culturale di inganno e pericolo nascosto: la sua bellezza discreta contrasta con una letalità estrema, un contrasto che ha alimentato la sua fama nel folclore popolare.

La sua biochimica è stata studiata intensamente per decenni: l'isolamento delle amatossine, avvenuto nel 1941, ha permesso di comprendere il funzionamento della RNA polimerasi II, rendendo il fungo un riferimento nella ricerca di biologia molecolare. Per la rilevazione delle amatossine è stato inoltre sviluppato il cosiddetto test di Meixner, anche se può dare falsi positivi in presenza di psilocina o psilocibina.

La maggior parte degli avvelenamenti nasce da errori di identificazione: la somiglianza con il fungo di paglia commestibile (Volvariella volvacea) ha causato casi tra immigrati dell'Asia orientale e sud-orientale in Australia e sulla costa occidentale degli Stati Uniti, incluso un episodio in Oregon in cui quattro membri di una famiglia coreana necessitarono di un trapianto di fegato. Nella regione di Canberra, tra il 1988 e il 2011 furono avvelenate nove persone, e nel gennaio 2012 quattro persone furono intossicate dopo aver scambiato il fungo per funghi di paglia: due morirono e una terza necessitò di un trapianto di fegato.

Curiosità

  1. Il genoma dell'Amanita phalloides è stato completamente sequenziato, rendendola uno dei funghi velenosi più studiati a livello molecolare.
  2. Curiosamente, il fungo è insensibile alle proprie tossine: la sua RNA polimerasi non viene inibita dalle amatossine che esso stesso produce.
  3. In California alcuni esemplari assumono tonalità giallo-senape dovute all'esposizione prolungata all'umidità della nebbia costiera seguita da forte insolazione, un fenomeno di convergenza cromatica con la specie asiatica Amanita subjunquillea.
  4. Le filotossine, sebbene molto tossiche per le cellule del fegato in laboratorio, contribuiscono poco alla tossicità reale perché non vengono assorbite dall'intestino, e si trovano anche nella specie commestibile Amanita rubescens.
  5. Il coleottero Rotitma sanguinipennis è stato segnalato una sola volta nutrirsi di questo fungo, probabilmente per una confusione con la specie simile Tritoma mimetica.
  6. In India sono stati attribuiti al fungo diversi decessi, segno della sua diffusione anche fuori dal continente europeo e nordamericano.

Ecologia

Habitat

  • Foresta
  • Bosco
  • Prateria

Foto

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Fungo con cappello convesso verde oliva o bronzo, gambo bianco cosparso di squame grigio-olivastre e ampia volva a sacco bianca alla base, tra foglie di quercia.Foto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

FontiGBIFiNaturalistWikidataWikipediaEncyclopedia of Life