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Acinonyx jubatus

Acinonyx jubatus

Nessun nome comune registrato

VUVulnerabile
Un ghepardo adulto dal corpo snello e slanciato, con pelo fulvo chiaro coperto di macchie nere rotonde, testa piccola e caratteristiche strisce nere che scendono dagli occhi al musoFoto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

Misure

Peso
38,446–38,446 kg
Durata della vita
≤ 20,5 anni
Classificazione
Phylum
Chordata
Classe
Mammalia
Ordine
Carnivora
Famiglia
Felidae
Genere
Acinonyx
Specie
Acinonyx jubatus

Nessun altro mammifero terrestre corre più veloce del ghepardo: Acinonyx jubatus raggiunge punte di 93-104 km/h, un record reso possibile da una colonna vertebrale flessibile, arti lunghissimi e una muscolatura posteriore sproporzionatamente potente rispetto al resto del corpo.

Unico membro vivente del genere Acinonyx, questo felino appartiene alla famiglia Felidae e vive oggi in sacche isolate dell'Africa subsahariana, con una piccola popolazione residua in Iran. La IUCN lo classifica come specie Vulnerabile.

Dietro la sua fama di velocista si nasconde un animale dall'anatomia unica tra i grandi felini, capace di comportamenti sociali insoliti per un carnivoro solitario e minacciato da una scarsissima variabilità genetica ereditata da un antico collo di bottiglia evolutivo.

Identificazione e Aspetto

Il tratto più distintivo del ghepardo sono le sottili strisce nere simili a lacrime che scendono dagli angoli degli occhi fino alla bocca, uniche tra i felini, insieme a un corpo snello e quasi "canino" che contrasta nettamente con la corporatura massiccia dei grandi felini del genere Panthera.

Gli adulti misurano 67-94 cm al garrese, con una lunghezza testa-corpo di 1,1-1,5 metri a cui si aggiunge una coda di 60-80 cm terminante in un ciuffo bianco. Il peso varia tra 21 e 65 kg, con le femmine mediamente più piccole dei maschi. I cuccioli nascono minuscoli, tra 250 e 300 grammi in natura.

Il mantello, fulvo o color crema pallido, è coperto da circa 2.000 macchie nere rotonde od ovali di 3-5 cm, disposte in un disegno unico per ogni individuo, quasi un'impronta digitale. Lungo il collo e le spalle è presente una corta criniera ispida, più marcata nei maschi. Esistono rare varianti cromatiche: esemplari melanici osservati in Zambia e Zimbabwe, due esemplari parzialmente albini descritti in Sudafrica nel 1877-1878 e un ghepardo con pelo

Distribuzione e Habitat

Il ghepardo occupa oggi habitat molto diversi tra loro, dalle savane erbose alle catene montuose desertiche, un adattamento che lo rende meno selettivo di altri grandi felini nella scelta dell'ambiente. In Africa orientale e meridionale predilige le savane aperte, come quelle del Kalahari e del Serengeti, mentre nell'Africa centrale, settentrionale e occidentale vive in valli e rilievi montuosi aridi, incluse le zone del Sahara più piovose rispetto al deserto circostante. In Iran frequenta terreni collinari desertici fino a 2.000-3.000 metri di quota, dove le precipitazioni annue restano sotto i 100 mm.

L'animale predilige aree aperte con una copertura vegetale diffusa, che gli permettono di avvicinarsi alla preda e di individuare per tempo predatori più grandi come leoni e iene. Le densità di popolazione restano comunque molto basse, tra 0,3 e 3 adulti ogni 100 km², un valore pari solo al 10-30% di quello registrato per leopardi e leoni nelle stesse aree.

In epoca preistorica il ghepardo era diffuso in tutta l'Africa e in gran parte dell'Asia occidentale e centrale, dalla Penisola Arabica fino al subcontinente indiano e a nord fino al Mar Caspio e al Mar d'Aral. Oggi è scomparso dalla quasi totalità di questo areale storico: in India gli ultimi tre individui selvatici furono uccisi nel 1947, con un ultimo avvistamento certo nel 1957. Nel 2017 la specie occupava solo il 9% del suo areale africano originario, per lo più in terreni privi di protezione.

I dati mensili di osservazione raccolti tramite GBIF, pur non rappresentando l'abbondanza reale né l'areale completo, mostrano un picco di segnalazioni a luglio (oltre 1.000 osservazioni) rispetto ai mesi più bassi come marzo, un pattern da interpretare con cautela come possibile variazione stagionale nell'attività di osservazione più che nella presenza effettiva dell'animale.

Mappa delle segnalazioni registrate di Acinonyx jubatus
Dove è stata segnalata · GBIF
1019
genfebmaraprmaggiulugagosetottnovdic
Conteggi mensili delle occorrenze · GBIF

Comportamento e Stile di Vita

Il ghepardo è prevalentemente diurno, con un picco di attività dall'alba a mezzogiorno che si attenua nel pomeriggio per poi risalire leggermente al tramonto; questa abitudine gli permette di evitare l'incontro con predatori notturni più grandi. Nelle zone desertiche più calde, come il Sahara, dove le temperature diurne toccano i 43°C, l'attività si sposta verso le ore notturne, e nelle notti di luna piena la specie tende a muoversi di più.

La struttura sociale è flessibile e insolita tra i felini: le femmine conducono vita solitaria o accompagnano i propri cuccioli in territori non difesi, mentre alcuni maschi formano coalizioni permanenti, spesso composte da fratelli della stessa cucciolata, che difendono insieme un territorio marcato con urina, graffi sul terreno e feci depositate su punti prominenti. Nel Serengeti il 30% dei membri delle coalizioni non è imparentato, eppure i gruppi restano coesi per tutta la vita degli individui.

I maschi non territoriali, detti "vagabondi", si spostano rapidamente da un'area all'altra restando raramente più di pochi giorni nello stesso luogo, mantengono un profilo basso e si muovono spesso dopo il buio per evitare gli scontri con i maschi residenti. I combattimenti tra coalizioni rivali possono essere violenti e occasionalmente letali, e le dimensioni del gruppo determinano l'esito degli scontri territoriali.

Essendo un cacciatore relativamente esile, il ghepardo perde spesso le proprie prede a vantaggio di predatori più grandi: nel Serengeti circa il 4% delle catture viene sottratto dalle iene maculate, mentre leoni e leopardi possono uccidere direttamente gli individui più vulnerabili, in particolare i cuccioli.

Comunicazione

Il ghepardo dispone di un repertorio vocale ampio e ben studiato, con richiami diversi da quelli del gatto domestico. Il chirp, un verso acuto simile al canto di un uccello, esprime eccitazione attorno a una preda o richiama i cuccioli nascosti; il churr, più stridulo e prolungato, ricorre in contesti simili. Il ronfio, molto più forte di quello di un gatto domestico, segnala contentezza durante i momenti di reciproca cura tra individui, mentre versi come ringhi, sibili e lamenti accompagnano le situazioni di conflitto, ad esempio quando un predatore ruba una preda.

La marcatura olfattiva è il principale canale di comunicazione a distanza, essenziale per una specie prevalentemente solitaria in cui gli incontri tra individui avvengono quasi solo per l'accoppiamento. I maschi spruzzano urina su tronchi, rocce e punti elevati, un comportamento che si intensifica quando una femmina in estro si trova nei paraggi; le femmine marcano meno frequentemente. In Botswana gli allevatori sfruttano proprio questi punti di marcatura tradizionali per catturare i ghepardi che minacciano il bestiame.

Il tatto e i segnali visivi completano il quadro: gli individui si annusano reciprocamente muso, genitali e zona anale, si leccano il volto e strofinano le guance durante gli incontri amichevoli. Le strisce nere sul volto accentuano le espressioni a distanza ravvicinata, mentre gli anelli chiari e scuri sulla coda sembrano aiutare i cuccioli a seguire la madre negli spostamenti.

Caccia e Dieta

A differenza degli altri grandi felini, il ghepardo non tende un agguato né si avvicina furtivamente alla preda fino a distanza di balzo: preferisce lanciare la carica da circa 70-100 metri di distanza, e il successo della caccia crolla drasticamente se la partenza avviene oltre i 200 metri. L'inseguimento può proseguire per non più di 500 metri, a velocità che vanno dagli 80 ai 112 km/h, un ritmo che il corpo non riesce a sostenere a lungo prima del surriscaldamento.

Una volta raggiunta, la preda viene abbattuta a terra con un colpo delle zampe anteriori, poi il ghepardo la immobilizza serrando le mascelle attorno alla gola fino a soffocarla, una tecnica condivisa con altri felidi.

La dieta è composta soprattutto da gazzelle di piccola e media taglia, in particolare la gazzella di Thomson, oltre a impala e altri ungulati di taglia medio-piccola, inclusi i piccoli di specie più grandi. Quando le prede abituali scarseggiano, il ghepardo si adatta cacciando lepri e uccelli.

Nonostante l'incredibile velocità, la maggior parte dei tentativi di caccia fallisce: il dispendio energetico e il rischio di surriscaldamento rendono ogni inseguimento una scommessa che il ghepardo vince solo in una minoranza dei casi.

Riproduzione e Cura dei Piccoli

Il sistema riproduttivo del ghepardo è promiscuo: i maschi si accoppiano con quante più femmine possibile e non forniscono alcuna cura parentale, mentre le femmine, essenzialmente solitarie, possono accoppiarsi con più maschi in successione. La riproduzione avviene tutto l'anno, con un picco di accoppiamenti durante la stagione delle piogge nel Serengeti. Le femmine sono poliestrali e ovulano solo se indotte dall'accoppiamento; il primo ciclo compare tra i 13 e i 16 mesi di età, con la maturità sessuale raggiunta in media a 21-22 mesi.

Dopo una gestazione di 90-95 giorni nasce una cucciolata che in natura conta in media 2,1-2,6 cuccioli, anche se in cattività sono stati registrati fino a 8 nascituri. I parti avvengono in un rifugio nascosto tra la vegetazione fitta, a intervalli di 20-25 minuti tra un cucciolo e l'altro. I neonati sono altriciali: nascono con gli occhi chiusi, che si aprono dopo 4-11 giorni, pesano appena 250-300 grammi e iniziano a camminare verso le due settimane di vita.

Nei primi due mesi la madre tiene i cuccioli nascosti nella vegetazione fitta, non si allontana mai oltre un chilometro e li sposta ogni cinque o sei giorni per ridurre il rischio di predazione. Nonostante queste precauzioni, la predazione resta la principale causa di morte dei piccoli: nel Serengeti riguarda il 58,3% dei decessi, e nel Kgalagadi Transfrontier Park addirittura l'88,9%. Il tasso di sopravvivenza giovanile si aggira solo attorno al 34-36% nelle popolazioni del Kalahari.

A due mesi i cuccioli iniziano a seguire la madre fuori dalla tana; lo svezzamento avviene tra i tre e i sei mesi, e la madre insegna loro a cacciare catturando e rilasciando prede vive davanti a loro. I giovani restano con la madre fino a 15-17 mesi, quando diventano indipendenti; il mantello grigio-bluastro a criniera che portano da cuccioli, e che scompare con la crescita, sembra fungere da mimetizzazione contro i predatori.

Popolazione e Ruolo Ecologico

Il ruolo ecologico del ghepardo all'interno del suo ecosistema resta in gran parte poco conosciuto, e le fonti disponibili non permettono di quantificarne con precisione l'impatto sulle popolazioni di prede o sulla comunità dei predatori con cui condivide il territorio, come leoni, leopardi e iene maculate, che spesso gli sottraggono le catture o ne uccidono i cuccioli.

Conservazione e Minacce

Il ghepardo è classificato come Vulnerabile dalla IUCN, è inserito nell'Appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate (CITES) e negli Stati Uniti figura come specie in pericolo secondo l'Endangered Species Act dal 1970. Nonostante questo status, Zimbabwe, Namibia e Botswana continuano a concedere quote annuali di prelievo, rispettivamente di 50, 150 e 5 individui.

La minaccia più grave è la perdita e la frammentazione dell'habitat, causata soprattutto dall'espansione di agricoltura e attività industriali e aggravata dall'invasione di arbusti legnosi nell'Africa meridionale. A questo si aggiungono la scarsità di prede, il conflitto con allevatori e pastori (il ghepardo convive con l'uomo peggio del leopardo, e il 76% del suo areale ricade su terreni non protetti), il traffico illegale in paesi come l'Etiopia e la mortalità stradale, documentata in Iran nelle aree di Kalmand, Touran e Bafq. La scarsissima variabilità genetica della specie, frutto di un antico collo di bottiglia evolutivo, la rende inoltre particolarmente vulnerabile a malattie e cambiamenti ambientali improvvisi.

Dagli anni '70 sono nati diversi programmi di conservazione: il De Wildt Cheetah and Wildlife Centre in Sudafrica (1971), il Cheetah Conservation Fund in Namibia (1990), che gestisce l'unico laboratorio di genetica del ghepardo al mondo a Otjiwarongo, e il Range Wide Conservation Program per ghepardi e licaoni avviato nel 2007. Nel 2017 la specie è stata reintrodotta in Malawi, mentre in Iran il progetto CACP, avviato nel 2001 in collaborazione con IUCN e altre organizzazioni internazionali, protegge l'habitat del ghepardo asiatico.

Stato di conservazione

  1. LC
  2. NT
  3. VU
  4. EN
  5. CR

Vulnerabile

Significato Culturale

L'addomesticamento parziale del ghepardo per la caccia risale almeno all'antico Egitto, dove veniva tenuto come animale da compagnia dalla nobiltà durante il Nuovo Regno, adornato con collari e guinzagli ornati; la pratica proseguì per oltre 4.300 anni, diffondendosi in Persia, India e presso i sovrani Mughal. Akbar il Grande arrivò a possedere circa mille ghepardi khasa, sebbene suo figlio Jahangir annotasse che solo uno di essi si fosse mai riprodotto in cattività.

Le raffigurazioni più antiche del ghepardo provengono dalla Grotta Chauvet in Francia, databili tra il 32.000 e il 26.000 a.C. L'animale compare anche in un mosaico romano del IV secolo a Lod, in Israele, e nelle pitture della dinastia Tang in Cina, dove veniva ritratto legato al guinzaglio o in sella a un cavallo; per la sua capacità di essere addestrato alla caccia con il falco, in passato era spesso chiamato "leopardo da caccia".

In Iran, dove sopravvive ancora una piccola popolazione della sottospecie asiatica Acinonyx jubatus venaticus, il ghepardo è conosciuto come Yuz in farsi ed è parte di un patrimonio culturale che include anche il leone asiatico e la tigre caspia, entrambi ormai scomparsi dal paese.

Curiosità

  1. Il nome del genere, Acinonyx, deriva dal greco akaina ("spina") e onyx ("artiglio"), un riferimento agli artigli solo parzialmente retrattili del ghepardo.
  2. Nonostante millenni di addomesticamento per la caccia presso egizi, persiani e indiani, il ghepardo non è mai stato veramente domesticato: nessuna generazione è mai stata allevata in cattività per diventare un animale da compagnia stabile.
  3. Ha i seni frontali più grandi tra tutti i felini, una caratteristica che potrebbe aiutarlo a raffreddare l'aria inspirata durante le corse ad alta velocità.
  4. Esistono rare varianti cromatiche: individui melanici in Zambia e Zimbabwe, due esemplari parzialmente albini descritti in Sudafrica nel 1877-1878 e un ghepardo dal pelo simile a quello di un gatto tabby fotografato in Kenya nel 2012.
  5. Il cosiddetto "ghepardo reale" (king cheetah) presenta un mantello con macchie fuse in strisce e un pelo particolarmente morbido e setoso.
  6. Le raffigurazioni più antiche conosciute del ghepardo si trovano nella Grotta Chauvet, in Francia, e risalgono a 32.000-26.000 anni fa.
  7. Nonostante la velocità, il volume mitocondriale nei muscoli del ghepardo copre solo il 3,7% del volume delle fibre muscolari, contro il 6,5-10,7% di cani e pony, un limite fisiologico che spiega perché non possa sostenere lo sprint a lungo.

Ecologia

Dieta

  • Carnivoro

Comportamento

  • Predatore
  • Solitario
  • Territoriale
  • Diurno

Habitat

  • Montagna
  • Prateria
  • Savana
  • Deserto

Foto

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Un ghepardo adulto dal corpo snello e slanciato, con pelo fulvo chiaro coperto di macchie nere rotonde, testa piccola e caratteristiche strisce nere che scendono dagli occhi al musoFoto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

FontiGBIFiNaturalistWikidataWikipediaEncyclopedia of LifeAnimal Diversity WebAnAge