Un uovo bianco che si spacca al suolo e libera quattro, sei o otto braccia rosa-rossastre, contorte come tentacoli e ricoperte di una melma scura maleodorante: è così che Clathrus archeri rivela la sua forma più celebre, tanto insolita da avergli fatto guadagnare nomi come "dita del diavolo" e "fungo piovra".
Appartiene alla famiglia delle Phallaceae, un gruppo di funghi noti per le fruttificazioni vistose e odorose. Descritto per la prima volta nel 1859 su un esemplare raccolto in Tasmania, oggi si trova in Australia, Nuova Zelanda, parte dell'Africa e, sempre più spesso, in Europa e altri continenti dove è arrivato per introduzione.
La sua biologia lega in modo diretto l'aspetto ripugnante a una strategia riproduttiva efficace: ciò che sembra un difetto agli occhi umani è in realtà un adattamento perfetto per farsi notare da chi conta davvero, gli insetti necrofagi.
Corpo Fruttifero e Identificazione
Il tratto più riconoscibile di Clathrus archeri è il suo doppio aspetto: prima un uovo bianco o ovoidale di 3-4 centimetri, ancorato al terreno da sottili filamenti miceliari, poi una fruttificazione che si apre rapidamente in quattro-otto braccia rosa-rossastre lunghe fino a 10 centimetri.
La superficie superiore di ciascun braccio è coperta da uno strato di gleba, la massa portatrice delle spore, di colore verde-bruno scuro che annerisce seccandosi. A differenza di molte specie della stessa famiglia, i bracci sono spessi e non fusi tra loro, anche se le punte possono restare unite prima della piena maturazione. L'intera fruttificazione vive appena uno o due giorni, un ciclo brevissimo dettato dalla necessità di sfruttare l'odore putrido prima che si dissolva.
Le spore sono ellittiche, lisce e misurano 3,5-6 per 1,5-2 micrometri. In laboratorio, il micelio bianco che poi assume tonalità rosate cresce meglio a 26°C su un terreno di compost con pH 6, arrivando fino a 2,9 millimetri al giorno in forma radiale; sulla superficie delle ife si depositano cristalli di ossalato di calcio, che si ritiene formino uno strato protettivo idrofobo.
Una specie simile, Aseroe rubra, viene talvolta confusa con Clathrus archeri, ma è più piccola e porta la gleba concentrata solo nella zona centrale, non lungo tutta la lunghezza dei bracci come avviene in C. archeri.
Distribuzione e Habitat
L'areale originario di Clathrus archeri resta oggetto di discussione. Alcuni autori indicano Africa, Australia e Nuova Zelanda come zone native, ma il micologo neozelandese Jerry Cooper ha osservato che la specie era considerata rara in entrambi i paesi già negli anni Trenta del Novecento, suggerendo che nessuno dei due territori rappresenti davvero l'areale indigeno.
In Europa il fungo è documentato dal 1914, con le prime segnalazioni in Gran Bretagna e Francia; si ritiene sia arrivato tramite importazioni di lana australiana o forniture militari della prima guerra mondiale. Da lì si è diffuso in Belgio e poi in Austria, Germania, Svizzera e Italia, con segnalazioni successive in Bosnia ed Erzegovina, Cechia, Croazia, Polonia, Slovenia, Romania e Ucraina; è comparso anche in Sud America e Madagascar. Per questa capacità di colonizzare nuovi continenti viene considerato una possibile specie invasiva.
Come saprotrofo, cresce su una varietà di suoli, preferendo quelli acidi e umidi, e fruttifica spesso su pacciamatura e lettiera forestale, evitando i terreni calcarei. In Australia e Nuova Zelanda è stato osservato su residui legnosi di Eucalyptus e Nothofagus, mentre in ambito urbano compare frequentemente in giardini e parchi, dove il trasporto di trucioli di legno e pacciamatura ne favorisce la diffusione.
I conteggi di osservazione mensili, che indicano solo presenza e non abbondanza, mostrano un netto aumento tra agosto e ottobre, con un picco nel decimo mese, per poi calare bruscamente in inverno: un segnale, da interpretare con cautela, di una stagione di fruttificazione concentrata nella tarda estate e in autunno.

Ecologia e Relazioni
Clathrus archeri agisce come saprotrofo, decomponendo materiale organico morto nel suolo, nella lettiera forestale e nel legno in decomposizione di specie come Eucalyptus e Nothofagus.
La sua strategia riproduttiva dipende interamente dagli insetti: il forte odore di carne marcia attira mosche appartenenti alle famiglie Calliphoridae, Muscidae e Sarcophagidae, che si nutrono della gleba scura sulla superficie dei bracci. Le spore ingerite superano indenni il transito digestivo e vengono poi disperse nell'ambiente con le feci degli insetti, garantendo così la propagazione della specie anche a distanza.
La diffusione del fungo è inoltre favorita indirettamente dall'attività umana: il trasporto di pacciamatura e trucioli di legno, materiali su cui prospera facilmente, ha contribuito alla sua comparsa in giardini e parchi lontani dall'areale originario.
Usi e Storia Culturale
Le informazioni sul rapporto tra Clathrus archeri e le culture umane sono scarse. Non esistono prove solide di un suo impiego rituale in alcuna tradizione conosciuta.
Nella maggior parte del folklore, i funghi con odore fetido venivano generalmente evitati o considerati presagi o agenti di decadimento, un'associazione coerente con l'aspetto inquietante e l'odore putrido di Clathrus archeri, più che con un uso pratico o simbolico documentato.
Curiosità
- Il nome del genere, Clathrus, deriva dal latino e significa "grata" o "gabbia", in riferimento alla disposizione reticolare dei bracci portaspore tipica di molte specie del genere.
- L'epiteto archeri onora William Archer (1820-1874), naturalista e architetto tasmaniano che raccolse l'esemplare tipo in Tasmania a metà del XIX secolo.
- In Gran Bretagna e in gran parte d'Europa il fungo è conosciuto come "dita del diavolo", un nome che evoca artigli demoniaci che spuntano dal terreno.
- In condizioni di laboratorio, il micelio della specie può crescere fino a 2,9 millimetri al giorno a 26°C, su un terreno a base di compost con pH 6.
- Sulla superficie delle ife del micelio si formano cristalli di ossalato di calcio, che si ritiene creino uno strato protettivo idrorepellente.
Ecologia
Habitat
- Foresta
- Bosco
- Urbano
- Terreno disturbato



