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Armillaria mellea

Armillaria mellea

Nessun nome comune registrato

Gruppo di funghi color miele con cappelli convessi e gambi uniti alla base, che crescono a ciuffo sul tronco di un alberoFoto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

In breve

Noto per
ForestaBoscoUrbanoTerreno disturbato
Classificazione
Phylum
Basidiomycota
Classe
Agaricomycetes
Ordine
Agaricales
Famiglia
Physalacriaceae
Genere
Armillaria
Specie
Armillaria mellea

Il micelio di Armillaria mellea, quando è in fase di crescita attiva, produce luce propria: un fenomeno di bioluminescenza conosciuto come "foxfire", visibile come un debole bagliore verdastro nel legno marcescente durante la notte.

Armillaria mellea è un basidiomicete comestibile del genere Armillaria, noto anche come fungo del miele. È un fitopatogeno che provoca il marciume radicale in molte specie di piante legnose e fa parte di un complesso di specie criptiche, cioè organismi morfologicamente quasi identici ma geneticamente distinti. È diffuso nelle zone temperate del Nord del pianeta, dal Nord America all'Europa fino all'Asia settentrionale.

Oltre alla sua biologia insolita, questo fungo merita attenzione perché è una delle cause più comuni di morte di alberi e arbusti, sia nei boschi naturali che nei terreni coltivati, con un impatto economico che si estende da foreste gestite a vigneti e giardini.

Corpo Fruttifero e Identificazione

Il colore miele del cappello, insieme alla crescita a ciuffi fitti alla base dei tronchi, è il tratto più utile per riconoscere Armillaria mellea sul campo. Il cappello misura tra 3 e 15 cm di diametro, dapprima convesso poi via via appianato con un umbone centrale rialzato, fino a diventare quasi concavo con l'età. I margini si inarcano a maturità e la superficie è viscida quando bagnata, a volte cosparsa di piccole squame scure disposte radialmente vicino al centro.

Le lamelle sono bianche da giovani, tendenti al rosa-giallastro o macchiate con l'età; sono larghe, piuttosto distanziate e attaccate al gambo ad angolo retto o leggermente decorrenti. Il gambo è lungo 5-20 cm e largo 0,5-3,5 cm, fibrilloso e spugnoso da giovane, poi cavo; è chiaro nella parte alta e bruno-giallastro verso la base, spesso molto scura. Un anello persistente, simile a una membrana con margine vellutato e peluria giallastra sotto, resta attaccato alla parte superiore del gambo come residuo del velo che proteggeva le lamelle giovani.

La carne del cappello è bianchiccia, con odore e sapore dolciastri ma con una punta di amaro. Le spore sono ellittiche, di 6-9 per 5-7 micrometri, non amiloidi e con un evidente apicolo alla base; la sporata è bianca. Sotto terra si estende un tappeto di filamenti miceliari raccolti in rizomorfi neri, che possono percorrere grandi distanze nel terreno; è proprio questo micelio, e non il corpo fruttifero, a risultare luminescente in crescita attiva.

All'interno del complesso di specie affini, Armillaria gemina si distingue per l'assenza della colorazione giallastra di fondo del cappello, mentre Armillaria nabsnona presenta una tonalità più scura.

Distribuzione e Habitat

Armillaria mellea è diffuso nelle zone temperate dell'emisfero settentrionale: si trova in tutto il Nord America, in Europa e nell'Asia settentrionale, ed è stato introdotto anche in Sudafrica. Cresce come parassita su un ampio numero di alberi latifoglie, producendo i suoi corpi fruttiferi in ciuffi densi alla base di tronchi e ceppi.

I dati di osservazione mensile, che riflettono solo la presenza segnalata e non l'abbondanza reale o l'intero areale della specie, mostrano un picco netto nei mesi di fine estate e autunno, con il massimo in ottobre, seguito da settembre e novembre. Nei mesi primaverili ed estivi le segnalazioni sono molto più scarse, coerentemente con una fruttificazione stagionale concentrata tra fine estate e autunno.

Mappa delle segnalazioni registrate di Armillaria mellea
Dove è stata segnalata · GBIF
16.957
genfebmaraprmaggiulugagosetottnovdic
Conteggi mensili delle occorrenze · GBIF

Ecologia e Relazioni

Il substrato di Armillaria mellea è rappresentato da un'ampia gamma di legnose, sia latifoglie che conifere, in contesti che vanno da frutteti, vigneti e giardini a piantagioni forestali e paesaggi naturali. Il fungo predilige suoli umidi e temperature relativamente basse: al di sopra dei 26 °C la sua crescita viene inibita, mentre la protezione offerta dal suolo gli permette di sopravvivere anche a eventi estremi come gli incendi forestali.

L'infezione di nuovi ospiti avviene soprattutto tramite i rizomorfi, filamenti neri che possono crescere fino a un metro all'anno nel terreno in cerca di radici vive da colonizzare; l'infezione tramite basidiospore è invece rara, e più spesso queste colonizzano legno morto già in decomposizione. Una volta raggiunta una radice sana, il micelio si diffonde sotto la corteccia, distrugge il cambio vascolare e provoca marciume del legno, riduzione della crescita e, nei casi più gravi, la morte della pianta: per questo il fungo è una delle cause più comuni di deperimento di alberi e arbusti sia nei boschi che nei terreni coltivati.

All'interno della rete trofica, Armillaria mellea è occasionalmente consumato da coleotteri del genere Tritoma (i cosiddetti "pleasing fungus beetles"), anche se non è sempre chiaro se le vecchie segnalazioni si riferiscano proprio a questa specie o ad altre Armillaria affini.

Usi e Storia Culturale

In alcune tradizioni culturali, Armillaria mellea è considerato un simbolo di buona fortuna e longevità, e il suo legame con il ciclo di vita e morte degli alberi lo ha reso soggetto di rappresentazioni artistiche in letteratura, pittura e scultura.

Accanto a questo valore simbolico, il fungo ha anche un uso pratico in agricoltura specializzata: dal 1994 il suo micelio viene coltivato su pezzi di legno inoculati per sostenere la coltivazione di Gastrodia elata, un'orchidea priva di clorofilla usata nella medicina tradizionale cinese. Nel 2017 alcuni coltivatori dello Heilongjiang sono riusciti a produrre anche i corpi fruttiferi veri e propri, sia su legno che su substrati in sacchi, e dal 2019 il legno miceliato residuo di questa coltivazione viene riutilizzato per produrre nuovi funghi.

Come alimento, Armillaria mellea è considerato un buon fungo comestibile, anche se non tutti lo apprezzano e il gambo, più coriaceo, viene spesso scartato; il sapore è descritto come dolciastro e nocciolato, con una consistenza che va dal masticabile al croccante. Secondo alcune fonti va sempre cotto prima del consumo, e la parbollitura elimina il retrogusto amaro presente in alcuni esemplari. Presso alcuni popoli indigeni è stato usato anche come laxativo.

Curiosità

  1. In alcune regioni dell'Europa orientale si credeva che gli "anelli delle fate" formati da Armillaria mellea fossero portali verso il mondo degli spiriti.
  2. La specie viene documentata come causa di danni economici alle foreste già a partire dal 1866, in uno dei primi studi botanici sull'argomento.
  3. Alcuni coleotteri del genere Tritoma, come Tritoma biguttata e Tritoma humeralis, si nutrono occasionalmente dei suoi corpi fruttiferi.
  4. Il fungo può rappresentare una minaccia economica significativa per foreste gestite, piantagioni, frutteti, vigneti e giardini a causa del marciume radicale che provoca.

Ecologia

Habitat

  • Foresta
  • Bosco
  • Urbano
  • Terreno disturbato

Foto

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Gruppo di funghi color miele con cappelli convessi e gambi uniti alla base, che crescono a ciuffo sul tronco di un alberoFoto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

FontiGBIFiNaturalistWikidataWikipedia