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Chelonoidis nigra nigra

Chelonoidis niger

EXEstinto
Una grande tartaruga con guscio bruno-grigiastro a forma di cupola o a sella, zampe corte e squamose, che si muove lentamente tra la vegetazione arida delle isole Galápagos.Foto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

In breve

Noto per
CostieroMontagnaTerritorialePrateriaSocialeDiurno
Classificazione
Phylum
Chordata
Classe
Testudines
Famiglia
Testudinidae
Genere
Chelonoidis
Specie
Chelonoidis niger

Chelonoidis niger può pesare fino a 417 kg, il che la rende non solo la più grande tartaruga vivente ma anche il più grande animale terrestre a sangue freddo (ectotermo) ancora esistente sulla Terra.

Questa specie di testudine appartiene alla famiglia Testudinidae e comprende 15 sottospecie, distribuite tra le diverse isole dell'arcipelago delle Galápagos. Lo stato di conservazione varia molto tra le popolazioni: la sottospecie nominale C. n. niger si è estinta nel XIX secolo per lo sfruttamento umano, mentre altre sottospecie sopravvivono, classificate come vulnerabili o peggio dalla IUCN.

La sua storia intreccia gigantismo evolutivo, secoli di caccia spietata da parte di balenieri e pirati, e uno dei programmi di conservazione più riusciti al mondo, capace di riportare dall'orlo dell'estinzione intere sottospecie.

Identificazione e Aspetto

Il tratto distintivo più utile per riconoscere questa tartaruga è la forma del guscio, che varia lungo uno spettro tra "a cupola" e "a sella": le forme a cupola sono convesse e arrotondate, mentre quelle a sella presentano un netto rialzo nella parte anteriore del carapace, che lascia scoperto il collo quando l'animale si ritira all'interno del guscio.

Le dimensioni sono notevoli ma molto variabili: gli esemplari più grandi mai registrati hanno raggiunto oltre 400 kg di peso e 1,87 metri di lunghezza. Nei maschi adulti delle sottospecie di taglia maggiore il peso oscilla tra 272 e 317 kg, contro 136-181 kg nelle femmine adulte. Le popolazioni dell'isola di Pinzón sono invece nettamente più piccole, con un massimo noto di 76 kg e un carapace di circa 61 cm, contro i 75-150 cm delle tartarughe di Santa Cruz.

Il guscio, di colore bruno o grigio spento, è formato da placche fuse alle costole in una struttura rigida integrata nello scheletro; spesso vi crescono licheni, complice la lentezza dei movimenti dell'animale. Le zampe sono corte, tozze, ricoperte di pelle secca e squame dure: quelle anteriori hanno cinque unghie, quelle posteriori quattro. Le tartarughe a sella, provenienti da isole piccole e aride come Española e Pinzón, hanno collo e zampe più lunghi rispetto alle forme a cupola delle isole umide come Santa Cruz, adattate a un ambiente con vegetazione più abbondante a livello del suolo.

La taglia si sovrappone ampiamente con quella della tartaruga gigante delle Aldabra, sebbene Chelonoidis niger raggiunga in media pesi leggermente superiori. Il pattern di scuti del carapace resta costante per tutta la vita, ma le bande di crescita annuali non permettono di stimare l'età, perché gli strati esterni si usurano col tempo.

Distribuzione e Habitat

I dati di osservazione mensili raccolti da GBIF mostrano un andamento stagionale: i conteggi salgono da 118 osservazioni in aprile a un picco di 248 in giugno, restano alti fino ad agosto (184), per poi scendere bruscamente a 78 in settembre. Va ricordato che si tratta solo di osservazioni di presenza, non di stime di abbondanza o di popolazione, ma il picco tra maggio e agosto suggerisce una maggiore visibilità o attività dell'animale in quel periodo dell'anno.

Questa specie è endemica dell'arcipelago delle Galápagos, dove le diverse sottospecie si sono differenziate isola per isola in funzione delle caratteristiche ambientali locali, dalle zone aride di bassa quota alle regioni umide d'altura.

Mappa delle segnalazioni registrate di Chelonoidis niger
Dove è stata segnalata · GBIF
248
genfebmaraprmaggiulugagosetottnovdic
Conteggi mensili delle occorrenze · GBIF

Comportamento e Stile di Vita

Essendo ectoterme, le tartarughe delle Galápagos trascorrono le prime 1-2 ore dopo l'alba a scaldarsi al sole, esponendo il guscio scuro per assorbire calore, prima di dedicarsi al foraggiamento per 8-9 ore al giorno. Si spostano soprattutto al mattino presto o nel tardo pomeriggio tra le aree di riposo e quelle di pascolo, con un'andatura lentissima di circa 0,3 km/h.

Sulle isole più grandi e umide, gli animali migrano stagionalmente tra le pianure erbose di bassa quota, che si formano nella stagione delle piogge, e i pascoli d'altura fino a 610 metri, usati nella stagione secca. Le stesse rotte vengono percorse per generazioni, creando sentieri ben definiti attraverso la vegetazione, noti come "autostrade delle tartarughe". Su queste isole più umide le forme a cupola sono gregarie e si trovano spesso in grandi gruppi, mentre le forme a sella sono più solitarie e territoriali.

Per regolare la temperatura corporea e difendersi da parassiti come zecche e zanzare, gli animali si immergono in pozze fangose o bagni di polvere, e alcuni si rifugiano di notte sotto rocce sporgenti o in piccole depressioni scavate nel terreno, chiamate "pallet", che con l'uso ripetuto formano vere e proprie fosse sabbiose. Contrariamente a quanto pensavano gli abitanti dell'arcipelago al tempo di Darwin, le tartarughe non sono sorde, ma si affidano soprattutto alla vista e all'olfatto piuttosto che all'udito.

Un comportamento sorprendente riguarda il rapporto con i fringuelli e i tordi beffeggiatori delle Galápagos: gli uccelli saltellano davanti alla tartaruga, che risponde alzandosi ed estendendo collo e zampe per farsi liberare dagli ectoparassiti su collo, zampe posteriori e pieghe della pelle. Alcuni individui, però, sfruttano questa fiducia: dopo aver attirato l'uccello sotto di sé, ritraggono di scatto gli arti, schiacciandolo a terra per poi mangiarlo, probabilmente per integrare la dieta con proteine.

Dieta e Nutrizione

L'alimentazione è esclusivamente erbivora e comprende cactus, erbe, piante erbacee, foglie, licheni, bacche, melone, arance, asclepiade e ortica. Sono stati documentati casi di individui che si nutrono anche di specie potenzialmente tossiche come il Hippomane mancinella (melo velenoso), oltre alla guava endemica Psidium galapageium, la felce d'acqua Azolla microphylla, la bromeliacea Tillandsia insularis e il pomodoro delle Galápagos Solanum cheesmaniae.

Gli individui giovani consumano in media il 16,7% del proprio peso corporeo in materia secca ogni giorno, con un'efficienza digestiva paragonabile a quella di mammiferi erbivori fermentatori intestinali come cavalli e rinoceronti.

La maggior parte dell'acqua proviene da rugiada e dalla linfa dei vegetali, in particolare dai cactus Opuntia, il che permette a questi animali di restare più di sei mesi senza bere. In assenza totale di cibo e acqua possono resistere fino a un anno, scomponendo le riserve di grasso corporeo per produrre acqua metabolica. Quando trovano acqua, ne bevono grandi quantità molto rapidamente, immagazzinandola nella vescica e in una sacca vicino al pericardio, alla base del collo: una riserva che in passato rendeva questi animali fonti d'acqua potabile molto ricercate a bordo delle navi.

Nelle isole più aride, le tartarughe leccano la rugiada del mattino dai massi, e questa azione ripetuta per generazioni ha scavato nella roccia piccole depressioni a forma di semisfera.

Nidificazione e Riproduzione

L'accoppiamento può avvenire in qualsiasi periodo dell'anno, con un picco stagionale tra febbraio e giugno negli altopiani umidi durante la stagione delle piogge. Quando due maschi maturi si incontrano nella stagione degli accoppiamenti, si affrontano in una esibizione di dominanza ritualizzata: si alzano sulle zampe, allungano il collo e spalancano la bocca; occasionalmente si mordono la testa, ma di solito l'esemplare più basso si ritira, cedendo il diritto di accoppiarsi. Questo comportamento è più marcato nelle sottospecie a sella, più aggressive e dotate di collo più lungo.

Il corteggiamento può essere violento: il maschio sperona con forza il guscio della femmina e le morde le zampe. La monta è un processo scomodo, poiché il maschio deve tendersi in equilibrio su una posizione inclinata, aiutato dalla forma concava della parte inferiore del proprio guscio. Durante l'accoppiamento il maschio emette rauchi bramiti e gemiti ritmici, uno dei pochi versi prodotti da questi animali.

Per depositare le uova, le femmine percorrono anche diversi chilometri tra luglio e novembre per raggiungere zone costiere sabbiose e asciutte. Scavano alla cieca, usando solo le zampe posteriori, una buca cilindrica profonda circa 30 cm, in cui depongono fino a 16 uova sferiche e dal guscio duro, del peso di 82-157 grammi ciascuna, grandi come una palla da biliardo. Le popolazioni a cupola tendono a produrre nidiate più numerose (in media 9,6 uova per C. porteri a Santa Cruz) rispetto alle sottospecie a sella (4,6 uova per C. duncanensis a Pinzón), e una femmina può depositare da una a quattro nidiate per stagione. La femmina sigilla il nido con un tappo di fango, poi lo lascia incubare al calore del sole: la temperatura di incubazione determina il sesso dei nascituri, con nidi più freschi che producono più maschi e nidi più caldi più femmine.

Proprio la lunga incubazione naturale ha reso possibili programmi di riproduzione in cattività fondamentali per salvare alcune sottospecie. Il caso più noto è quello della sottospecie di Española (C. n. hoodensis), ridotta a soli tre maschi e 12 femmine così disperse da non riprodursi più in natura: portate alla Charles Darwin Research Station nel 1971, in 33 anni hanno generato oltre 1.200 nuovi individui rilasciati sull'isola d'origine. Un solo maschio, Diego, è considerato responsabile di 350-800 nuovi nati, un contributo decisivo alla ripresa della sottospecie.

Conservazione e Minacce

Lo sfruttamento umano ha causato un crollo drammatico della popolazione selvatica, passata da circa 250.000 individui al momento della scoperta dell'arcipelago nel XVI secolo a un minimo di soli 3.060 esemplari censiti nel 1974. Nel corso dei secoli, si stima che circa 200.000 tartarughe siano state prelevate dalle isole: balenieri, pirati e marinai le tenevano vive a bordo per mesi come riserva di carne fresca e acqua, apprezzandone la carne al punto da preferirla a qualsiasi altro alimento, come testimoniano i resoconti di navigatori come William Dampier e il capitano David Porter.

A questa pressione diretta si sono aggiunte minacce indirette come i ratti neri introdotti, che sull'isola di Pinzón hanno decimato per oltre un secolo tutti i nuovi nati, riducendo la popolazione locale a meno di 200 adulti anziani senza alcun ricambio generazionale. La sottospecie nominale C. n. niger si è estinta nel XIX secolo, e un'altra, C. n. abingdonii, si è estinta il 24 giugno 2012 con la morte in cattività dell'ultimo esemplare, il celebre Lonesome George. Le altre sottospecie sopravvissute sono classificate dalla IUCN come vulnerabili o in categorie di rischio più severe.

Con l'istituzione del Parco Nazionale delle Galápagos e della Charles Darwin Foundation nel 1959, sono iniziati programmi sistematici di monitoraggio e allevamento in cattività a partire dal 1965: i piccoli vengono cresciuti nei centri di allevamento per quattro o cinque anni prima di essere rilasciati, quando hanno maggiori probabilità di sopravvivenza. Questi interventi hanno portato sette delle otto sottospecie minacciate a livelli di popolazione meno critici, con una stima complessiva di 19.317 individui per il periodo 1995-2009.

Stato di conservazione

  1. EX

Estinto

Curiosità

  1. Nel 2021 le analisi genetiche hanno portato a riclassificare tutte le tartarughe delle Galápagos come sottospecie di un'unica specie, Chelonoidis niger, ridimensionando le stime precedenti sulla divergenza genetica tra le popolazioni.
  2. I marinai dei secoli XVIII e XIX chiamavano questi animali "casse viventi", tenendole per mesi sul ponte delle navi come scorta di carne e acqua fresca.
  3. È il più grande animale terrestre a sangue freddo ancora vivente sul pianeta.
  4. Nelle isole più aride, generazioni di tartarughe che leccano la rugiada dai massi hanno scavato nella roccia piccole depressioni a forma di semisfera.
  5. Un solo maschio della sottospecie di Española, chiamato Diego, ha generato tra i 350 e gli 800 nuovi nati durante il programma di riproduzione in cattività della Charles Darwin Research Station.

Ecologia

Habitat

  • Costiero
  • Montagna
  • Prateria
  • Deserto

Comportamento

  • Territoriale
  • Sociale
  • Diurno
  • Migratore

Dieta

  • Erbivoro

Foto

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Una grande tartaruga con guscio bruno-grigiastro a forma di cupola o a sella, zampe corte e squamose, che si muove lentamente tra la vegetazione arida delle isole Galápagos.Foto: via iNaturalist, licensed under CC0 1.0., CC0

FontiGBIFiNaturalistWikidataWikipedia