La Caretta caretta può superare i 200 kg di peso negli esemplari più grandi, con un record che arriva fino a 545 kg: dimensioni che la rendono una delle tartarughe marine più imponenti oggi esistenti.
È un rettile marino della famiglia Cheloniidae, diffuso in tutti gli oceani tropicali e temperati oltre che nel Mar Mediterraneo. La specie è classificata come Vulnerabile dalla IUCN, un segnale di declino nonostante la sua ampia distribuzione geografica.
Nessun'altra tartaruga marina nidifica su un areale così vasto, dall'Atlantico al Pacifico fino all'Oceano Indiano. Questa capacità di attraversare intere bacini oceanici, insieme al ruolo che svolge negli ecosistemi marini che frequenta, la rende un soggetto di grande interesse per biologi e naturalisti.
Identificazione e Aspetto
Il tratto più utile per riconoscere la Caretta caretta è la sua testa grande e massiccia, sorretta da mascelle potenti capaci di frantumare gusci duri: una caratteristica che le dà il nome comune inglese "loggerhead" (testa grossa). Gli adulti misurano in media 70-95 cm di lunghezza del carapace (media intorno a 90 cm) e pesano tra 80 e 200 kg, con una media di circa 135 kg; il peso massimo documentato raggiunge i 545 kg e la lunghezza massima presunta i 213 cm.
Il guscio è diviso in carapace e piastrone, entrambi coperti da placche cornee chiamate scuti: solitamente 11-12 paia di scuti marginali bordano il carapace, con cinque scuti vertebrali centrali e cinque paia di scuti costali ai lati. Testa e carapace variano dal giallo-arancio al bruno-rossiccio, mentre il piastrone è tipicamente giallo pallido; collo e fianchi sono bruni sopra e gialli sotto. A differenza di altre tartarughe, la Caretta caretta non può ritirare testa e zampe nel guscio.
Il dimorfismo sessuale diventa visibile solo negli adulti: i maschi hanno coda e unghie più lunghe, un piastrone più corto (per fare spazio alla coda) e un carapace più largo e meno bombato, con teste generalmente più larghe rispetto alle femmine. Nei giovani e nei subadulti il sesso non è distinguibile dall'esterno.
Un dettaglio che aiuta a distinguerla da altre tartarughe marine è il cranio: le mascelle si incontrano lungo la linea mediana del palato, e la regione posteriore agli occhi risulta relativamente grande e bombata a causa dei muscoli mascellari sviluppati. Ghiandole lacrimali dietro ogni occhio eliminano il sale in eccesso ingerito con l'acqua di mare, dando a chi osserva una femmina che nidifica la falsa impressione che stia piangendo.
Distribuzione e Habitat
La Caretta caretta ha una distribuzione cosmopolita e nidifica su un areale geografico più ampio di qualsiasi altra tartaruga marina, occupando l'Atlantico, il Pacifico, l'Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. Nell'Atlantico la concentrazione maggiore si trova lungo la costa sudorientale del Nord America e nel Golfo del Messico: la Florida da sola ospita più di 67.000 nidi all'anno, con la nidificazione che si estende dalla Virginia al Brasile e, sul lato orientale dell'Atlantico, fino alle isole di Capo Verde.
Nell'Oceano Indiano si alimenta lungo le coste dell'Africa, della penisola Arabica e nel Mar Arabico; l'Oman ospita circa 15.000 nidi all'anno, il secondo sito di nidificazione più importante al mondo, mentre l'Australia occidentale ne conta 1.000-2.000 all'anno. Nel Pacifico le popolazioni si alimentano nel Mar Cinese Orientale, nel Pacifico sud-occidentale e lungo la penisola della Baja California, con l'isola giapponese di Yakushima come sito di nidificazione più rilevante: si stima che il 95% della popolazione lungo le coste americane sia nata sulle isole giapponesi, trasportata dalle correnti attraverso una delle rotte migratorie più lunghe tra gli animali marini.
L'habitat cambia con l'età: i giovani vivono in mare aperto tra le chiazze di Sargassum trasportate dalle correnti calde, mentre subadulti e adulti frequentano più spesso acque costiere con fondali rocciosi o fangosi, entrando anche in barriere coralline, estuari, lagune salmastre e foci di fiumi, a profondità generalmente comprese tra 0 e 61 metri.
Il Mediterraneo funziona come area di crescita per i giovani (quasi il 45% della popolazione giovanile proviene dall'Atlantico) e come area di alimentazione estiva per gli adulti, soprattutto nel Mare di Alboran e nell'Adriatico nord-orientale, presso il Delta del Po. La Grecia è il principale sito di nidificazione mediterraneo con oltre 3.000 nidi annui, concentrati soprattutto a Zante e nella Baia di Kyparissia; seguono le coste di Cipro e Turchia. I dati mensili di osservazione mostrano un picco intorno a luglio, compatibile con la stagione di presenza costiera e nidificazione, ma restano semplici osservazioni di presenza e non indicano l'abbondanza reale della popolazione.

Comportamento e Stile di Vita
Le tartarughe Caretta caretta sono più attive di giorno e trascorrono fino all'85% del tempo sommerse. Le immersioni durano in media 15-30 minuti, ma possono superare le dieci ore, più di qualsiasi altro vertebrato marino che respira aria; di notte dormono con gli occhi chiusi e reagiscono agli stimoli molto più lentamente. I maschi risultano generalmente nuotatori e sub più attivi delle femmine.
La temperatura dell'acqua condiziona fortemente il loro metabolismo: tra 13 e 15 °C compare letargia, e attorno ai 10 °C l'animale assume una postura fluttuante da "stordimento da freddo", potenzialmente letale sotto i 5 °C; i giovani resistono un po' meglio, fino a circa 9 °C. Per evitare questo rischio, adulti e giovani delle acque temperate migrano verso l'equatore in inverno, con spostamenti registrati fino a 4.828 km.
La specie mostra una marcata capacità di homing: gli adulti tornano a nidificare, anno dopo anno, sulla stessa spiaggia dove sono nati, e i giovani allontanati dalle loro aree di alimentazione vi fanno ritorno rapidamente, suggerendo un legame con il sito natale ("natal homing") anche per le zone di foraggiamento.
Un comportamento insolito tra i vertebrati marini è l'aggressività tra femmine, che si manifesta con una sequenza rituale in quattro fasi: contatto iniziale, confronto con circolazione testa-coda, scontro con morsi reciproci alle mascelle e infine separazione, con la coda tenuta dritta a indicare volontà di combattere o ricurva a indicare sottomissione. Questi conflitti riguardano soprattutto l'accesso alle aree di alimentazione migliori, e comportamenti aggressivi simili sono stati osservati anche in cattività tra individui della stessa specie o di specie diverse.
Comunicazione
Il corteggiamento della Caretta caretta si basa soprattutto su segnali visivi e tattili, ma si ritiene che secrezioni odorose, in particolare della ghiandola di Rathke, possano contribuire ad avvicinare i sessi; è stato inoltre suggerito che le femmine produca feromoni cloacali per segnalare la propria disponibilità riproduttiva.
Appena uscite dal nido, di solito di notte, le piccole tartarughe si orientano verso il punto più luminoso dell'orizzonte, storicamente la luce lunare o stellare riflessa sul mare, e verso il punto più basso della spiaggia per raggiungere l'acqua. Una volta in mare, usano segnali chimici e magnetici per orientarsi e trovare le correnti in cui trascorreranno i primi anni di vita.
Da giovani e da adulte, le tartarughe continuano probabilmente a servirsi di segnali chimici e magnetici durante le lunghe migrazioni, orientandosi con indizi rilevati sul momento piuttosto che affidandosi alla memoria dei percorsi precedenti; il cibo, invece, viene individuato principalmente con la vista o con l'olfatto.
Dieta e Nutrizione
La Caretta caretta è principalmente carnivora, ma integra la dieta con alghe (tra cui Ascophyllum, Ulothrix, Urospora e Sargassum) e piante acquatiche come Cymodocea, Thalassia e Zostera, risultando di fatto onnivora.
La testa grande e le mascelle potenti sono un adattamento specifico a prede con gusci duri: granchi a ferro di cavallo (Limulus polyphemus), bivalvi, cirripedi, chiocciole marine e conchiglie di grandi dimensioni fanno parte regolarmente del menù.
È però una specie generalista, che si nutre anche di spugne, meduse, cefalopodi, gamberi, insetti, ricci di mare, pesci e uova di pesce di generi come Brevoortia, Ceratoscopelus e Diodon.
La composizione della dieta varia leggermente tra le fasi di vita, ma la strategia generalista rimane costante dall'età giovanile a quella adulta, permettendo alla specie di sfruttare risorse molto diverse a seconda dell'habitat occupato in ciascun momento.
Nidificazione e Riproduzione
Poco prima della stagione riproduttiva i maschi migrano verso le aree di accoppiamento, di solito al largo delle spiagge di nidificazione, dove attendono le femmine. Il corteggiamento comprende movimenti della testa e delle pinne, morsi al collo o alla spalla della femmina e un tentativo di monta che può durare ore, durante il quale il maschio si aggrappa con le lunghe unghie ricurve delle zampe anteriori; altri maschi spesso tentano di spodestarlo speronandolo e mordendolo, causando ferite anche gravi alle pinne e alla coda. Il sistema di accoppiamento è poliginandrico: una femmina può accoppiarsi con più maschi tra una covata e l'altra, per cui una singola nidiata può avere fino a sette padri diversi grazie alla capacità della femmina di conservare lo sperma nell'ovidutto.
Durante la stagione, che nel Mediterraneo orientale va da giugno a settembre, ogni femmina torna a nidificare ogni 12-17 giorni, per un totale medio di circa 3,9 covate a stagione. Ogni volta risale la spiaggia, scava con le zampe posteriori una camera per le uova, depone in media 112-115 uova (con un intervallo possibile tra 23 e 198) e ricopre il nido con la sabbia prima di tornare in mare: l'intero processo richiede da una a due ore.
Le uova si incubano per un periodo che va dai 45 agli 80 giorni, a seconda della temperatura della sabbia. Non c'è alcuna cura parentale dopo la deposizione: l'unico investimento delle femmine consiste nel tuorlo fornito a ogni uovo, che può sostenere i piccoli per giorni o settimane dopo la schiusa.
Dopo aver raggiunto la maturità sessuale, che avviene generalmente tra i 10 e i 30 anni di età (a seconda della popolazione) quando il carapace supera i 90 cm, una femmina che ha appena concluso una stagione riproduttiva resta spesso quiescente, senza depositare uova, per due o più anni prima di riprodursi nuovamente.
Popolazione e Ruolo Ecologico
La Caretta caretta viene considerata una specie chiave ("keystone") per l'impatto che ha sugli ecosistemi che frequenta: nutrendosi in grandi quantità di invertebrati ne regola le popolazioni, e i gusci frantumati delle sue prede diventano una fonte di calcio per altre specie. Le uova non predate e i nidiacei che non raggiungono il mare costituiscono a loro volta una risorsa alimentare importante per numerosi predatori terrestri.
Oltre 100 specie di animali, appartenenti a 13 phyla, insieme a diverse alghe, possono vivere sul carapace di un singolo individuo, trasformandolo in una sorta di piccola barriera mobile; uno studio condotto in Florida ha contato in media circa 33.000 organismi di meiofauna per tartaruga, con un massimo di 150.000 su un solo esemplare.
La pressione predatoria sulle uova e sui nidiacei resta comunque molto forte e, in alcuni contesti, aggravata dall'uomo: in Australia, l'introduzione della volpe rossa (Vulpes vulpes) da parte dei coloni britannici nell'Ottocento ha portato, in una sezione costiera orientale, alla distruzione fino al 95% delle covate negli anni '70; solo intense campagne di controllo delle volpi negli anni '80 e '90 hanno permesso un recupero, previsto completo non prima del 2020. Lungo le coste sudorientali degli Stati Uniti, la crescita delle popolazioni urbane di procione (Procyon lotor) ha causato in alcune spiagge della Florida una mortalità delle covate prossima al 100%.
Conservazione e Minacce
La Caretta caretta è classificata come Vulnerabile dalla IUCN, uno status che riflette un declino diffuso nonostante la specie resti la tartaruga marina più comune nelle acque nordamericane; negli Stati Uniti è inoltre elencata come minacciata ("threatened") sotto l'Endangered Species Act ed è inclusa nell'Appendice I della CITES.
La minaccia più grave a livello globale è la cattura accidentale negli attrezzi da pesca: palamiti, reti a strascico per i gamberi e reti da imbrocco causano annegamenti che, secondo la revisione del 2009 dei servizi ittici statunitensi, rappresentano il pericolo principale nel Pacifico settentrionale; nel 2000 tra 2.600 e 6.000 esemplari furono stimati uccisi dalla pesca pelagica con palamito solo nel Pacifico. A questa si aggiunge lo sfruttamento diretto di adulti e uova per il consumo alimentare, ancora praticato dove le normative sono meno rigide.
Altre minacce importanti includono lo sviluppo edilizio sulle spiagge, il disturbo delle femmine in nidificazione, l'inquinamento da pesticidi, petrolio e plastica (le tartarughe scambiano spesso i sacchetti di plastica per meduse, con conseguenti blocchi intestinali e malnutrizione), l'aumento di predatori dei nidi favorito dall'uomo, le collisioni con imbarcazioni e il dragaggio costiero. L'illuminazione artificiale vicino alle spiagge disorienta i nidiacei appena usciti, spingendoli verso l'entroterra invece che verso il mare e causando decine di migliaia di morti ogni anno; il riscaldamento globale, con l'innalzamento del livello del mare e l'aumento delle temperature, rischia inoltre di alterare i rapporti tra i sessi nella prole.
Stato di conservazione
- LC
- NT
- VU
- EN
- CR
Vulnerabile
Significato Culturale
Nell'arte e nella mitologia antica le tartarughe marine, tra cui la Caretta caretta, sono state associate a saggezza, longevità e a un legame profondo con il mare; nella mitologia greca in particolare erano tenute in grande considerazione.
In ambito induista la tradizione culturale che circonda queste tartarughe viene talvolta collegata al principio dell'ahimsa, il rifiuto di causare danno a qualsiasi essere vivente, un valore centrale nei testi religiosi e filosofici che guidano la condotta morale.
Oggi il rapporto con l'uomo è soprattutto positivo: la Caretta caretta è un'attrazione per l'ecoturismo, ricercata da chi vuole fare snorkeling o immersioni con questi animali o osservare le femmine durante la nidificazione, ed è la specie di tartaruga marina più studiata nelle acque statunitensi. In diverse regioni di Centro e Sud America, Africa, Asia e area mediterranea, però, tartarughe e uova continuano a essere raccolte per l'alimentazione.
Curiosità
- La linea che comprende le tartarughe marine come la Caretta caretta esisteva già all'epoca dei dinosauri, il che ne fa uno dei gruppi di rettili più antichi ancora presenti negli oceani odierni.
- In natura può vivere fino a circa 77 anni, una longevità che si accompagna a una maturità sessuale molto tarda, spesso raggiunta solo dopo un decennio o più.
- Una femmina chiamata Adelita, nel 1996, fu la prima tartaruga e il primo animale di qualsiasi specie a essere seguito via satellite nell'attraversamento completo di un intero bacino oceanico, percorrendo circa 14.500 km dal Messico al Giappone.
Ecologia
Habitat
- Zona umida
- Marino
- Costiero
Comportamento
- Solitario
- Territoriale
- Diurno
- Migratore
Dieta
- Omnivoro
Foto
FontiGBIFiNaturalistWikidataWikipediaEncyclopedia of LifeAnimal Diversity WebAnAge


